#LARABELLOTTI

Il cambiamento è il motore della vita

LARA BELLOTTI

#G3

Gli AFORISMI di LARA

#B1

Lara ha la sua nuova Pagina Facebook
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#B2

Lara, con la sua semplicità, presenta se stessa ed il suo canale YouTube

#B4

LARA ha il suo nuovo Account su Instagram

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#F2

Lara ha realizzato un bellissimo MANDALA ed ha condiviso con noi le sue sensazioni…

#F1

Lara ha realizzato il video in cui abbraccia un albero per 5 minuti ed esprime le proprie sensazioni

#E1

Ci troviamo a Porto San Giorgio nelle Marche con Lara che ci da uno splendido esempio di connessione e rispetto della natura ripulendo la spiaggia libera e portando il sacco pieno di spazzatura nel luogo in cui dovrebbe stare.

Grazie per il tuo contributo!

#D3

Lara ha realizzato questa meravigliosa poesia, quasi come se fosse a ritmo di Tango, con il tema ”Il Gioco della Manipolazione” 

IL BALLO DELLA MANIPOLAZIONE

Manipolazione… bella novità
a volte vien difficile attuarla,
un passo a due con la tua libertà
semplice, se impari ad usarla

è un bel rosso tango passionale
oppure è un dolce valzer lento
e alla mente torna naturale
sai… se balli bene, sei un portento!

Impara a ballar con la tua mente
rendi più ampia la tua conoscenza
manipola al meglio, è potente!
La scienza lo dice, abbi pazienza!

E se poi proprio non sai come fare
chiedi a chi va a scuola di ballo
ti stupirà… quant’ è bello cambiare!
Mente leggera, il passo più bello.

#F3

#E3

Lara ha fatto diversi esperimenti ed ha piantato dei semi di lenticchie e fagioli neri.

Questi sono i risultati raggiunti in 5 giorni di germogliazione.

#E4

Queste sono le piante su cui Lara ha effettuato delle ricerche

1. PALMA

Le palme (Arecaceae Bercht. 1820) sono una famiglia di piante monocotiledoni appartenenti all’ordine Arecales. Tale famiglia comprende oltre 200 generi con circa 2.800 specie diffuse per la maggior parte nei climi tropicale e subtropicale. È una delle poche famiglie di monocotiledoni a portamento “arboreo”, pur sprovviste d’accrescimento secondario, ossia carenti di tessuti meristematici secondari di tipo cambio o fellogeno. Il legno delle Arecaceae deriva da una modificazione di un tessuto primario, il parenchima La famiglia è una delle più antiche del regno: se ne hanno resti fossili risalenti al Cretacico, circa 70-80 milioni di anni fa. Alcune specie di questa famiglia sono utilizzate, soprattutto in Asia, per la produzione del vino di palma e dell’olio di palma.
Sono grandi piante perenni, il cui fusto, raramente ramificato, e in tal caso in modo dicotomo, è sormontato da una corona di grandi foglie pennate, dalle guaine molto sviluppate. I fiori sono unisessuati (per aborto della corrispettiva parte), ma ciascun individuo ne porta di maschili e di femminili; possiedono 6 tepali, piccoli e sepaloidi, cui si aggiungono o gli stami, in numero di 3, 6 o 9, o un gineceo, formato da 3 carpelli, liberi o riuniti in un unico ovario supero. Tale ovario possiede tre logge, ciascuna delle quali porta un solo ovulo. I fiori sono riuniti in un’infiorescenza, detta spadice, a spiga o a pannocchia; lo spadice, nei giovani individui, è circondato da una grande brattea, detta spata, con funzione protettiva.Il frutto, a seconda dei generi, è una bacca (per esempio, il dattero), o una drupa, (per esempio, la noce di cocco, il frutto di Cocos nucifera).

 

2. PAPIRO

CARATTERISTICHE GENERALI
Il papiro, questa straordinaria pianta dall’aspetto molto caratteristico è originaria delle zone umide ed acquitrinose di diversi paesi: sud America, Africa, Asia ed Europa. Al genere Cyperus appartengono circa 600 specie e tra esse la più conosciuta è Cyperus papyrus comunemente chiamata papiro. Appartiene alla famiglia delle Cyperaceae e sono piante con un rizoma molto voluminoso con poche foglie alla base e con steli molto lunghi che terminano con un ciuffo di brattee, riunite in ombrelle, curvate verso il basso. Il fusto è dritto, senza nodi per lo più a sezione triangolare e con abbondante midollo. Il fusto ma soprattutto le foglie sono impregnante di silice che le rende solide e con il margine spesso tagliente. I fusti portano alla loro estremità delle foglie lineari, sottili, arcuate e disposte ad ombrella che portano nella loro parte centrale i fiori sono riuniti in infiorescenze di solito terminali a forma di spiga o di grappolo o di glomerulo.Il frutto è un achenio. Dato il grande numero di specie esistono sia varietà rustiche che crescono tranquillamente all’aperto negli ambienti umidi che varietà che ben si adattano alla vita d’appartamento. Le specie coltivate sono perenni.
PRINCIPALI SPECIE
Esistono circa 600 specie di Cyperus tra le quali ricordiamo:

CYPERUS PAPYRUS

Il Cyperus papyrus, originario dell’Africa settentrionale, era noto agli antichi egizi che lo utilizzavano per ricavare fogli sui quali scrivere.La pianta può raggiungere i 3-4 metri di altezza che terminano con delle vistose infiorescenze. Le foglie sono strette e poco vistose. Le infiorescenze simili a dei ventagli sono formate da spighette piumose che fioriscono da luglio a settembre. La loro particolarità sono i fusti triangolari che alla base possono essere grossi anche 8 cm.

CYPERUS ALTERNIFOLIUS
Il Cyperus alternifolium originario del Madagascar, è una specie perenne ed è noto come falso papiro ed è quello maggiormente diffuso. Ha taglia più piccola rispetto al Cyperus papirus, infatti non supera il metro d’altezza ed i fiori sono portati da infiorescenze a forma di spiga che fioriscono d’estate. E’ una specie che si adatta bene a crescere negli appartamenti e cresce rigogliosa.
Esistono diverse varieta’: Cyperus alternifolius ‘Gracilis’ che rimane di piccole dimensioni e il Cyperus alternifolius ‘Variegatus’ con le foglie striate di bianco.

CYPERUS ALBOSTRIATUS
La particolarità del Cyperus albostriatus sono le foglie che presentano striature color crema e giallo.

CYPERUS DIFFUSUS
Il Cyperus diffusus è una specie che non raggiunge notevoli dimensioni e presenta dei fusti lunghi che portano alla loro sommità delle brattee lunghe di un bel colore verde – brunato. Produce delle infiorescenze vistose.

CYPERUS LONGUS
Il Cyperus longus è un bellissimo papiro che raggiunge il metro di altezza con foglie grandi e vistose infiorescenze e brattee lunghe e pendenti.
Fiorisce nella tarda estate – inizio autunno.

 

3. ZAMIOCULCAS

La Zamioculcas è una pianta molto apprezzata e diffusa per la facilità di coltivazione e per la bellezza delle sue foglie.

CARATTERISTICHE GENERALI
Nel genere Zamioculcas della famiglia delle Araceae ritroviamo un’unica specie, la Zamioculcas zamiifolia pianta molto diffusa nella coltivazione in vaso. E’ una pianta che solo da una decina di anni che è diventata popolare ed è possibile acquistarla facilmente nei vivai questo grazie alla bellezza delle sue foglie ed alla facilità di coltivazione, in quanto riesce a tollerare senza troppa fatica i nostri “orrori” di coltivazione.
Si tratta di una pianta succulenta sempreverde, originaria dell’Africa tropicale ed è apprezzata per la bellezza del suo apparato fogliare, caratterizzato da foglie carnose, lanceolate, pennate, di un bel colore verde intenso e molto lucide, tanto da far pensare che siano state trattate con prodotti lucidanti. È una pianta che non supera i 60-70 cm di altezza ed è a una crescita molto lenta.
Presenta bulbi sotterranei e produce numerosi polloni basali.
I fiori sono riuniti in infiorescenze molto simili a quelli delle calle (nella famiglia delle Araceae fa parte appunto anche la calla, lo Spatiphillum, e l’Anthurium, solo per citarne alcuni) di colore giallastro, anche se deve trovare condizioni ideali per fiorire in appartamento.

TECNICA COLTURALE
La Zamioculcas zamiifolia è una pianta di facile coltivazione che si adatta abbastanza bene alle normali condizioni dei nostri appartamenti. Teme le basse temperature che non dovrebbero scendere al di sotto dei 15°C mentre sopporta senza grossi problemi temperature di 30°C. Nei climi temperati la pianta, a partire dalla primavera e per tutta l’estate, può essere portata all’aperto mentre in autunno e per tutto l’inverno va protetta dalle basse temperature. Per quanto riguarda la luce non ha grossi problemi, in quanto si adatta a vivere sia con una buona illuminazione che in mezz’ombra. Non ama la luce solare diretta.

 

4.  LANTANA

Nel caso in cui si possano posizionare diverse cassette, una scelta molto ornamentale è Lantana camara, originaria delle zone centrali dell’America. È una sempreverde da porre dove possa ricevere una luce intensa, non teme il sole pieno. La fioritura dai cromatismi gialli e arancioni adorna i terrazzi da giugno a settembre. I fiori raccolti in rosette cresceranno rigogliosi con un’annaffiatura regolare, ma sopportano anche la siccità se non troppo prolungata.

 

5.  SOLANUM JASMINOIDES

Si tratta di un rampicante sarmentoso, ma senza spine. È originario del Brasile, dell’Argentina e dell’Ecuador. A maturità può raggiungere i 7 metri di altezza e altrettanti in larghezza. I suoi fiori, raccolti in mazzi e prodotti per tutto il periodo vegetativo, hanno forma di stella, generalmente di color malva chiaro. Se non ripuliti evolvono in bacche di circa 5 mm di diametro, di color nero, tossiche.
Le foglie, persistenti o semipersistenti, a seconda del clima, sono semplici, lanceolate e lunghe fino a 6 cm, di un bel verde scuro. I fusti sono volubili e quindi si arrampicano molto facilmente dove sia disponibile un supporto.

È una pianta molto amata perché è capace, in pochissimo tempo, di raggiungere la sua dimensione definitiva. La crescita è così vigorosa che può diventare addirittura invasiva. È comunque un ottimo soggetto per coprire muri o da far salire su archi o pergolati. Nel nostro paese è molto popolare sulla Riviera Ligure e in tutto il Lazio.
È forse il solano più rustico in assoluto. Sopporta egregiamente il freddo fino a -10°C. Se si raggiungono invece i -12°C le parti aeree muoiono, ma l’apparato ipogeo resiste, rigettando poi in primavera.
La ripresa può al contrario essere seriamente compromessa se si arriva a -18°C. In ogni caso, specialmente se si vive nel Centro-Nord, è consigliabile creare uno spesso strato pacciamante sul piede prima dell’arrivo dell’inverno.
Farlo crescere vicino ad un muro esposto a Sud è anche un ottimo metodo per proteggerlo ulteriormente.
Coltivazione Solanum jasminoide:
Il solanum jasminoides richiede, per dare il massimo, un terreno ricco di nutrienti, ma ben drenato. Cresce però discretamente anche in quelli poveri. È sempre consigliabile metterlo a dimora in un’area calda e ben riparata dai venti, che potrebbero danneggiare gli steli, piuttosto fragili (specie da giovani).
Perché possa arrampicarsi l’ideale è predisporre un supporto, specialmente sui muri. In quel caso si può tendere del filo di ferro o accostarvi una rete. Inizialmente i fusti andranno legati, ma poi si aggrapperanno autonomamente.
La messa a dimora si effettua preferibilmente in primavera nelle regioni del Nord. Nelle zone con inverni miti si può invece procedere anche in autunno, in maniera da avere all’arrivo della bella stagione un esemplare già affrancato.

 

6.  BELLA DI NOTTE- MIRABILIS JALAPA

Pianta erbacea tuberosa perenne, spesso coltivata come annuale,originaria dell’America centrale e meridionale. Si presenta come un denso cespuglio eretto, molto ramificato, con grandi foglie verde scuro, lucide, con la base a forma di cuore. In estate produce molti fiori profumati, pentalobati, di colore giallo, rosso, rosa o bianco oppure bicolori; spesso su una stessa pianta sbocciano fiori di due colori diversi; i fiori si schiudono all’imbrunire. Produce moltissimi semi fertili, legnosi, neri e forma di uovo. La Mirabilis Jalapa è una perenne (in Italia utilizzata per lo più come annuale) originaria dell’America Meridionale e più in particolare del Perù. Inizialmente da Linneo fu chiamata Admirabilis Jalapa. Si fa infatti “ammirare” non tanto per la bellezza, ma per la sua originalità. Prima di tutto il capolino si apre soltanto alla sera, di solito dopo le 5 del pomeriggio. I fiori non hanno corolla, ma sono costituiti da un calice, unico, che si apre a tromba. Altro particolare che fa notare questo vegetale è la grande varietà di colori possibili. Questi si possono combinare in maniere straordinarie anche sullo stesso singolo fiore!
Origini e descrizione:
mirabilis jalapa Come abbiamo detto è originaria del Nuovo Mondo e giunse in Europa nel 1524. Divenne subito popolare presso i meno abbienti che ne apprezzavano la lunga fioritura e la capacità di diffondersi facilmente. Venne però anche notata dai botanici (Correns) in particolare per la qualità di avere brevi cicli di crescita e sviluppo. Questi, uniti alla grande variabilità di colori, erano requisiti indispensabili per renderla la perfetta cavia per lo studio dell’ereditarietà genetica nelle piante.
In generale si tratta di una erbacea alta fino a 30 cm. La sua radice è nerastra all’esterno e bianca all’interno. Il fusto è nodoso, macchiato di cremisi scuro e può presentarsi liscio o leggermente lanuginoso. Crescendo diventa ben ramificato e forma un piccolo cespuglio di forma tondeggiante. Le foglie sono alterne, lisce, ovali ma appuntite. La base risulta invece cuoriforme. I fiori sono raccolti in mazzetti agli apici, composti da come minimo 3 e come massimo 6 capolini. Dopo l’impollinazione vengono prodotti dei grandi semi neri.
I colori disponibili sono tantissimi: rosso, bianco, giallo, rosa tenue o acceso e possono essere variamente macchiati o screziati. In commercio generalmente si trovano bustine di semi in colorazioni miste. Se vogliamo una singola cromia è bene ricercare presso rivenditori specializzati in sementi. Se ci piace un colore in particolare possiamo però divertirci praticando noi stessi l’impollinazione per poi procedere con la selezione fino a raggiungere un colore in purezza.

 

7. CINERARIA MARITTIMA

Cineraria: dal latino cinerarius, per il colore delle foglie, come di cenere.
Cinerarius era anche detto lo schiavo che teneva nella cenere calda i ferri per arricciare i capelli.
Senecio: dal latino senecione(m), propriamente “vecchio”, da senex, per la peluria dei capolini, simile a capelli bianchi.
Cineraria marittima
Genere Asteraceae (Compositae)
Sinonimi Cineraria maritima, Senecio maritima
Altri nomi Cenesina

L’uso in cucina
Non sono noti impieghi culinari della Cineraria marittima, perché propriamente non è una pianta aromatica, ma una officinale, e forse non è nemmeno il caso di tentare esperimenti, dato che la pianta contiene alcaloidi.

La Cineraria marittima è da apprezzare essenzialmente come pianta decorativa e per questo la si è voluta considerare, forzando le cose, in questa raccolta di piante aromatiche
Proprietà medicamentose
Alla Cineraria marittima da gran tempo si attribuiscono proprietà astringenti, antinfiammatorie, decongestionanti oftalmiche, particolarmente indicate nei casi di congiuntivite e nella cataratta. La delicatezza della parte sconsiglia però qualunque applicazione senza controllo medico.
Dioscoride, come riporta il Mattioli, ha detto del Senecio: “… impiastrate le frondi con un poco di vino, overo per se sole, sanano le infiammagioni de i testicoli, & del sedere…”, ma si riferisce in realtà ad altra pianta in allora chiamata Senecio, l’Erigeron acer, così chiamata perché “la primavera i suoi fiori diventano canuti” (eri = precoce, geron = vecchio).

 

8. PINO MARITTIMO (pinaster)

Tra le diverse specie, una particolarmente diffusa e importante è quella del pino marittimo, nome comune per pinus pinaster, anch’esso come ovvio appartenente alla famiglia delle Pinaceae. Quest’albero è originario delle coste del Mediterraneo, ma anche dalle coste atlantiche di Spagna e Portogallo. Nel nostro paese il pinaster è particolarmente diffuso lungo le coste tirreniche e forma sia boschi in cui è l’albero predominante, sia altri, misti, in cui la sua presenza è affiancata a quella del pino domestico e del cipresso. Ha i caratteri comuni del pino e una corteccia spessa, molto rugosa, con un colore marrone scuro screziato di sfumature tendenti al viola. Negli alberi con un età avanzata è molto apprezzato l’effetto di colore che si crea sulla corteccia, dove vanno a mischiarsi in modo armonioso le tonalità marrone, rosso e porpora.
Il pino marittimo cresce abbastanza rapidamente e ha medie dimensioni, arrivando a un’altezza di circa 30 metri. Produce ben pochi rami e il suo fusto appare dritto, o lievemente curvo. Ha una bella chioma che si apre in una suggestiva colorazione verde scura. Essa è maggiormente espansa verso la cima, mentre nella parte inferiore dell’albero si presenta più rada.
Il suo uso è prevalentemente finalizzato al rimboschimento o alla creazione di barriere frangivento, specialmente lungo le zone costiere. Un impiego diverso, tuttavia, si ha soprattutto nell’Europa meridionale, dove il pino marittimo viene utilizzato per il suo legname e per la sua ampia produzione di resina. Questa si ottiene – specialmente durante la stagione estiva – attraverso delle incisioni che vengono effettuate sull’albero grazie ad appositi arnesi affilati, che mettono in risalto i canali della resina. In Europa importanti foreste commerciali sono sorte in Francia sud occidentale, fra Bordeaux e i Pirenei. Altri piccoli boschi si trovano in Bretagna.
Il pino marittimo, si è detto, ha foglie aghiformi con una presenza di aghi lunghi dai 10 ai 25 centimetri. Questi sono riuniti in mazzetti di 2, hanno uno spessore di circa 3 millimetri e una forma abbastanza grossolana. Il loro colore è verde scuro e al tatto si presentano assai pungenti e coriacei.
I coni sono grandi e di colore marrone lucido. Sono solitari oppure radunati in piccoli gruppi con forma conica allungata, privi di peduncolo e con una lunghezza che arriva a 20 centimetri circa. I coni nascono precocemente sulla pianta e vi rimangono anche per diversi anni.

9. FICUS GINSENG

Viene chiamato ficus ginseng il Ficus retusa (o Ficus microcarpa) coltivato a bonsai, questo perché la pianta sviluppa un fusto ampio e allargato e delle grosse e nodose radici aeree, e a prima vista ricorda le radici di ginseng utilizzate in erboristeria, che non hanno però nulla a che fare con il ficus, derivando da una specie di Panax.
Quindi possiamo dire che il termine ginseng in questo caso viene utilizzato come una sorta di soprannome, anche se in effetti sentiamo comunemente parlare di ficus ginseng piuttosto che di ficus retusa, forse perché il termine ginseng è più gradevole rispetto al reale nome botanico della pianta.
Si tratta di un grande albero, che in natura si sviluppa nelle zone semitropicali umide dell’Asia, nelle foreste pluviali; la sua coltivazione come bonsai è molto diffusa, soprattutto perché la coltivazione in appartamento avviene in genere con successo, ed è quindi possibile ammirare il nostro bonsai in casa per tutto l’arco dell’anno.
La pianta è caratterizzata da un fusto ben allargato e nodoso, che rende l’aspetto del bonsai vetusto, anche quando il ficus è ancora giovane; le foglie sono ampie e lucide e sicuramente favorire lo sviluppo di foglie minute è la sfida più grande che deve affrontare un bonsaista che intende coltivare un ficus ginseng.
Si tratta di un albero sempreverde, che ha uno sviluppo abbastanza continuo per tutto l’arco dell’anno, quindi dovremo considerare la pianta come priva di periodo di riposo vegetativo, ed agire di conseguenza.
Come coltivare il Ficus ginseng
ficus ginseng Ficus, phalaenopsis, areche, anthurium, tutte queste piante stanno sicuramente bene a casa nostra per quanto riguarda la temperatura media presente, 18-20°C notte e giorno, 365 giorni all’anno, è più o meno la temperatura di cui godrebbero in natura, nelle zone di origine, più o meno; purtroppo però in casa l’aria, seppur alla giusta temperatura, non possiede la corretta umidità utile per la vita di queste piante.
Il condizionatore, l’impianto di riscaldamento, il caminetto, la stufa a pellet, hanno il difetto di prosciugare l’aria di casa, in maniera costante e molto evidente, se non per noi, per le nostre piante, che starebbero bene in una foresta pluviale, con piogge regolari e una altissima umidità, che spesso condensa a formare ampi banchi di nebbiolina sottile.
Questa carenza di umidità è spesso il problema maggiore per le piante che vivono in appartamento, ed anche per il Ficus ginseng, che senza umidità ambientale comincerà ad avere un fogliame sempre più opaco, a svilupparsi poco e talvolta a perdere le foglie.
Quando parliamo di umidità ambientale, non stiamo assolutamente occupandoci delle annaffiature, infatti le foreste pluviali non sono caratterizzate per tutto l’anno da piogge simili alle piogge autunnali italiane, che durano giorni interi e saturano completamente il terreno; le piante tropicali o semitropicali che coltiviamo in appartamento amano venire annaffiate con regolarità, ma temono anche l’acqua stagnante e un terreno sempre inzuppato ne soffoca le radici, che sott’acqua costantemente, non riescono a respirare. Quindi le annaffiature del ficus ginseng saranno abbastanza regolari, e andranno ad inumidire bene tutto il pane di terra in cui viene coltivata la pianta; ma andranno fornite solo quando il terreno si asciuga, in modo da evitare la presenza di acqua stagnante. Sicuramente è in migliore salute un ficus ginseng che viene annaffiato meno del dovuto, rispetto all’esemplare che viene annegato nell’acqua.
La parte fondamentale che riguarda l’umidità ambientale da fornire alle nostre piante però non dipende dalle annaffiature, bensì consiste in una frequente vaporizzazione del fogliame, che va inumidito regolarmente con acqua demineralizzata, per evitare che macchi il fogliame; tali vaporizzazioni vanno fornite quanto ,più spesso possibile, intensificandole in caso di alte temperature, condizionatore acceso, riscaldamento attivo.

10. LAUROCERASO

Lauroceraso, pianta ideale per chi desidera e pretende quasi di avere un giardino ma non ha voglia, o forse tempo, di fare lavori di manutenzione in modo frequente. Per le siepi, è una scelta perfetta, ma può essere coltivata anche come single, non si ammala spesso, non attira i parassiti, o si sa difendere, e il Lauroceraso non risulta neanche particolarmente sensibile al clima.
Freddo o caldo, umidità o siccità se non in condizioni veramente estreme, non lo mettono in difficoltà. Esistono tante varietà in commercio, alcune con fogli scure, o rossastre, altre più classiche, la maggior parte fa fiori piccoli e molto profumati.
Lauroceraso: siepe sempreverde
Un altro motivo per scegliere il Lauroceraso è il fatto che si tratta di una pianta sempreverde, quindi la siepe che otteniamo dura tutti l’anno. Molto comoda. Questo così prezioso arbusto è originario dell’Europa, alcune specie anche dell’Asia, ma in Italia va tantissimo. Nei giardini sia pubblici sia privati.
Vigoroso e resistente, forma “separé” fitti e compatti, creati da foglie ovali, lanceolate e con margine dentato. Hanno una consistenza leggermente coriacea ma alla vista sono luci“separé” fitti e compatti de e di colore verde, verde scuro, o chiaro, o con sfumature rossastre.
Il Lauroceraso produce anche i fiori, in primavera, e li vediamo spuntare al termine dei rami, piccoli e a forma di stella, bianchi e assemblati in una sorta di pannocchie. Ad alcuni addirittura il loro odore da fastidio, è certamente molto potente, poi dipende dai gusti.

#G2

Lara vi invita a VOTARLA!

MOMENTI ”CIAK SI GIRA”

#G1

Lara espone i punti fondamentali del libro ”Cambia La Tua Vita” di Claudia Rainville facendoci ragionare sui vari aspetti della vita e soprattutto sulle credenze che da sempre ci hanno dato per vere. 

Trovate il link del libro QUI

#G4

Lara condivide le varie tappe del suo percorso in questo emozionante Video Biografia

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Lara ha sperimentato il ”Pasto Alla Cieca” e condivide le sue sensazioni.

Un’ ottima pratica per concentrarsi su ciò che si sta facendo, utilizzando tutti i sensi disponibili.

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Lara ha cercato, trovato il modo e minato un po’ di CryptoValute. 

Ha imparato come generare CryptoValute dal suo Pc o Telefonino

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Lara mostra la sua arte realizzando questa splendida scritta stilizzata: ”Manipulation Game”

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