#STEFANOUGGE

Curioso di natura e con tanta voglia di imparare e sperimentare

STEFANO UGGE’

#G3

Gli AFORISMI di STEFANO

#A1 – #A2

Stefano si presenta con il suo nuovo sito creato su NauMai, la Community di Autori del Manipulation Game.
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#B1

Stefano ha la sua nuova Pagina Facebook

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#B4

Stefano ha il suo nuovo Account su Instagram

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#B2

Stefano presenta se stesso ed il suo nuovo canale YouTube

#F1

Stefano ha realizzato questo simpatico video in cui abbraccia un albero per 5 minuti ed esprime le proprie sensazioni

#F2

Stefano ha realizzato un MANDALA ed ha condiviso le sue sensazioni

#D3

Stefano, superando uno dei suoi limiti, ha realizzato e recitato questa poesia con il tema ”Il Gioco della Manipolazione” 

LIBERTA’ E MANIPOLAZIONE

Sai che nasciam liberi e puri
ma dal primo pianto già si capisce
che di manipolar siamo sicuri
sin da quando ci mettono in fasce

poi ci urleranno: no non toccare!
bimbo cattivo e maleducato
quindi se bravo tu vuoi restare
studia! altrimenti vieni bocciato

cresciamo e ci mettono in testa
che manipolar è cosa sbagliata
così il sistema può farci festa
e farci pagare ogni “cagata”

ma se un giorno vorrai risvegliarti
fai anche tu questo gioco speciale
e capirai come puoi amarti
manipolando senza far del male

#E1

Ci troviamo a Porto San Giorgio nelle Marche con Stefano che ci da uno splendido esempio di connessione e rispetto della natura ripulendo la spiaggia libera e portando il sacco pieno di spazzatura nel luogo in cui dovrebbe stare.

Grazie per il tuo contributo!

#M4

Stefano ha cercato, trovato il modo e minato un po’ di CryptoValute. 

Ha imparato come generare CryptoValute dal suo Pc o Telefonino

#G2

Stefano vi invita a VOTARLO!

#D2

Stefano presenta il suo Nuovo Personaggio: er ”Dottor Game” de Roma

#F4

Stefano ha sperimentato il ”Pasto Alla Cieca” e condivide le sue sensazioni.

Un’ ottima pratica per concentrarsi su ciò che si sta facendo, utilizzando tutti i sensi disponibili.

#F3

Stefano ha realizzato questa rilassante Meditazione della Gratitudine

#L3

Stefano ha imparato come investire il proprio denaro ed ottenere interessi dal 6 al 20%

#G4

Stefano racconta la storia della sua vita in questo Video Biografia

#I3

Stefano ha intervistato il Sig. Zeno di 86 anni che ha condiviso la sua storia ed ha lasciato un bel messaggio per le nuove generazioni

#E4

Queste sono le piante su cui Stefano ha fatto le ricerche

1.
Nome comune: Asparagina.
Genere: Asparagus.
Famiglia: Liliaceae.
Etimologia: il nome del genere è rimasto quello latino, visto che l’asparago (A. officinalis) era ben noto ai romani.
Provenienza: Africa tropicale e Asia centro-occidentale.
Descrizione: questo genere comprende circa 300 specie di piante erbacee perenni, suffruticose, cespugliose o rampicanti, dotate di un rizoma sotterraneo dal quale si dipartono radici avventizie, dalle quali prendono origine dei cladodi (rami verdi appiattiti che assumono funzione fogliare). Le foglie vere, in realtà, si presentano sotto forma di squame o spine appuntite e, in alcune specie, pungenti dette fillodi. Sono, di solito, specie dioiche (portano fiori maschili e femminili su differenti individui) che producono fiori piccoli e insignificanti campanuliformi di colore verde pallido tendente al giallo o bianco-rosati e di forma stellata (leggermente profumati) a cui fanno seguito bacche (rosse all’inizio, più scure in seguito, quando sono mature per poterne prelevare i semi, che si trovano al loro interno in numero di 3-4).

 

2.
Nome comune: Dracena, Tronchetto della felicità.
Genere: Dracaena.
Famiglia: Liliacaee, grande gruppo botanico caratterizzata da una notevole eterogeneità di forme, che oggi si tende a separare in numerose piccole famiglie. Le Liliaceae hanno una discreta importanza economica. Alcune specie sono coltivate come piante commestibili, come gli asparagi, l’aglio, la cipolla e il porro. Altre non vengono coltivate ma raccolte in natura per il consumo. Molte specie sono inoltre coltivate per la bellezza dei fiori o per il loro portamento. Tra queste si annoverano numerose specie dei generi Tulipa, Muscari, Hyacinthus, Lilium, Fritillaria, Aloe, Dracaena, Sansevieria, Cordyline.
Etimologia: dal greco drakaina, la femmina del drago, probabilmente a causa della sostanza resinosa e rossa (ottenuta dalla specie D. draco), dalla quale si estraggono le sostanze coloranti chiamate “sangue di drago”.
Provenienza: zone tropicali e sub-tropicali, specialmente dell’Africa, ma anche di altri continenti.
Descrizione genere: il genere comprende circa 40 specie di piante sempreverdi a portamento arbustivo o arborescente, che, presentando numerose affinità con le specie appartenenti al genere Cordyline, vengono spesso confuse con queste. Le foglie sono solitamente ensiformi, lineari o lanceolate, a margine intero, picciolate o sessili, con base o picciolo guainanti, disposte a rosetta all’apice dei fusti, spesso variegate e, comunque, sempre molto decorative, rappresentando il motivo della coltivazione di questo genere, visto che i fiori, di colore verdastro o giallastro, riuniti in pannocchie e le bacche che dovrebbero seguirli non compaiono mai in appartamento. Sono piante adatte alla coltivazione in serra o in appartamento. Nelle zone a clima più mite si possono coltivare anche all’aperto, purché in posizioni riparate.

 

 

3.

Felce
Descrizione: sono piante verdi con foglie larghe, dette fronde, a loro volta profondamente incise in foglie secondarie o pinne, che possono essere ulteriormente divise in pinnule.
Non producono fiori o semi, ma si riproducono per mezzo di spore. Quando una spora atterra su un terreno sufficientemente caldo e umido, essa inizia a germinare, trasformandosi in una piccola pianta, detta protallo.
Il protallo, che non assomiglia per niente alla tipica pianta di felce, è costituito da una formazione appiattita a forma di cuore; essa porta gli organi sessuali della pianta, ovvero l’archegonio femminile, e l’anteridio maschile.
Le spore sono contenute negli sporangi che crescono raggruppandosi in specie di rigonfiamenti scuri (detti sori) nella parte inferiore delle foglie, spesso protetti da una sottile membrana.
Le loro radici sono rizomi (fusti sotterranei) striscianti da cui spuntano direttamente le foglie.

 

4.
La palma nana originaria dell’Asia è una pianta adatta per essere messa a dimora sia in vaso e sia in giardino. Essa sviluppa un fusto tozzo, corto, legnoso e ricoperto da scaglie di color marrone. All’estremità esposta all’aria, cresce una corona costituita da foglie verdi e scure, rigide e pennate. È una pianta longeva che può raggiungere dimensioni massime di circa 200/ 300 centimetri. La palma nana è anche chiamata Cycas, crea delle infiorescenze o solo femminili o solo maschili. Entrambe le tipologie nascono all’interno delle foglie. Si differenziano per il semplice fatto che: le infiorescenze maschili hanno squame che sviluppano uno strobilo che contiene delle sacche polliniche mentre, la femmina produce ai lati delle foglie, degli ovuli che, nel momento in cui sono fecondati diventano di colore rosa.

 

5.
La begonietta è una piccola pianta succulenta, dai fiori colorati. E’ una pianta perenne, ma viene coltivata come annuale. Il suo nome scientifico è Begonia semperflorens, appartiene al genere Begonia che comprende circa 1000 specie, e alla famiglia delle Begoniaceae. Il genere Begonia comprende tre grandi gruppi di piante che si differenziano a seconda del tipo di radice: begonie con radici tuberose, che hanno una radice formata da un tubero di colore nero; begonie con radice rizomatosa, che hanno un rizoma, cioè un fusto sotterraneo; begonie con radice fascicolata, che hanno radici fascicolate, cioè le radici secondarie hanno lo stesso sviluppo di quella principale. Il nome “begonia” deriva Michel Bégon, governatore di Santo Domingo, che era un esperto di botanica. Queste piante sono originarie del Brasile. La prima begonia ad arrivare in Europa fu portata in Francia nel 1777 da un monaco francese, studioso di botanica; ebbe, poi, una grande diffusione anche in Italia. Le begoniette sono adatte alla coltivazione in giardino e in vaso; sono utilizzate per creare bordure, cespugli e macchie colorate. Hanno radici fascicolate, un fusto sottile e possono raggiungere un’altezza di 25-40 cm; hanno foglie carnose, arrotondate, di colore verde brillante o rossastre e piccoli fiori formati da quattro petali, di colore bianco, rosa o rosso.

 

6.
Il pitosforo è un genere di piante diffuse in gran parte del globo, dall’Asia fino al continente australe; le specie diffuse in Italia sono tipicamente due: pittosporum tobira, originario dell’Asia; e pittosporum tenuifolium, originario della Nuova Zelanda. Le siepi di pitosforo vengono preparate in genere utilizzando la specie tobira, più vigorosa e resistente; ha fogliame di colore verde brillante, che forma una vegetazione compatta e molto ricca. A partire dalla primavera, fino all’estate inoltrata, produce piccoli fiori bianchi, leggermente carnosi, riuniti in piccoli mazzi all’apice dei rami. I fiori di pitosforo non sono vistosi, ma emanano un delicato profumo. Danno origine in tarda estate ai frutti, di colore verde, che in autunno si spaccano a mostrare i semi all’interno, di colore rosso acceso. Il pitosforo è una pianta molto decorativa, che rende gradevole la siepe per tutto l’arco dell’anno; si utilizza anche nei bordi misti.

 

7.
Leccio: la pianta
Il suo nome latino è Quercus Ilexed. Si tratta di un albero che nel corso della sua lunga vita (può arrivare a mille anni) raggiunge altezze davvero imponenti.
Appartiene alla stessa famiglia del faggio e della quercia con la quale ha in comune la produzione di ghiande, ma a differenza di quest’ultima è un sempreverde. Per questo motivo, il leccio è coltivato anche a scopo ornamentale nei giardini e nei centri storici di molte città italiane.
La sua natura rustica e resistente gli permette di vivere centinaia di anni anche in ambienti aridi, ma è nei giardini italiani che trova il suo clima ideale. Bisognoso di spazio per sviluppare il suo lungo fusto eretto e la chioma foltissima, questa pianta raggiunge dimensioni comprese tra i 20-30 metri.
La caratteristica distintiva è proprio la chioma, che nei primi anni di vita della pianta ha un portamento cespuglioso per poi passare ad una forma più appiattita.
Anche la corteccia muta nel tempo: quando l’albero è giovane è liscia e grigia, col passare degli anni si scurisce e screpola.
Le sue ghiande sono più dolci rispetto a quelle delle querce. Per questo motivo rappresentano un’ottima fonte di cibo per molti animali selvatici (cervi, daini, cinghiali) e domestici (maiali). Sopratutto in passato, questi frutti sono stati impiegati per la produzione di una farina ottima per preparare pane e dolci.
Le ghiande della sottospecie rotundifolia sono sicuramente quelle più gradevoli al palato.

 

8.

Il cactus viene definito pianta grassa o succulenta perché è costituito da un particolare tessuto vegetale che tende a trattenere acqua a scopo di riserva. Questa capacità permette alla pianta di sopravvivere anche in condizioni di eccessiva aridità e siccità del terreno e del clima. I cactus esistenti in natura possono avere svariate forme e dimensioni, dalle più piccole, alle più imponenti. Alcune specie possono raggiungere addirittura i venti metri, mentre le varietà più minute non superano il centimetro. Le forme del cactus sono molto variegate e ciò ne spiega il particolare interesse dei coltivatori e degli amanti del giardinaggio che lo coltivano per scopi squisitamente ornamentali. La forma del cactus può essere tonda o sferica, o come si dice in botanica, globosa, a colonna, a cilindro, appiattita, a fusto singolo o a gruppi. I cactus maggiormente coltivati in giardino o in casa sono quelli globosi o sferici, spesso molto bassi o quelli a colonna cilindrica. Il cactus si presenta con le forme suddette, punteggiate da zone scure e nodose chiamate areole, da cui si sviluppano fiori, rami e foglie. Le foglie del cactus sono rappresentate dalle spine. Si tratta di una straordinaria forma di adattamento vegetale che ha consentito alla pianta di non disperdere nell’ambiente l’acqua e le sostanze nutritive. I fiori del cactus sono più grandi dell’intera pianta e quindi anche delle foglie e delle areole, possono essere variamente colorati e a volte si schiudono di notte. Il periodo di fioritura delle cactacee è in primavera o in estate, con varietà che possono vegetare anche in inverno. I fiori del cactus sono ermafroditi, anche se in alcune specie sono dioici. La riproduzione della pianta avviene per impollinazione notturna a cura di particolari insetti, quali le falene. A volte la pianta rilascia le foglie, ovvero le spine, che vengono trasportate dal vento e germinano spontaneamente non appena trovano le condizioni ideali. I frutti del cactus sono delle bacche, mentre il metodo per far propagare la pianta è rappresentato dai semi e dalle talee.

 

 

9.

La poligala è un arbusto di dimensioni medio-piccole, sembra si tratti di un ibrido da vivaio, originato da specie di origine Africana. Esistono centinaia di specie di poligala, diffuse in tutto il globo, anche in Italia, la maggior parte delle quali sono erbacee perenni. La poligala myrtifolia sviluppa un denso arbusto ben ramificato, con fusti legnosi, abbastanza flessibili, di colore grigio; le foglie sono di colore verde chiaro e la pianta nelle giuste condizioni di coltivazione ha sviluppo sempreverde. Le foglie ricordano quelle del mirto, pur avendo dimensioni maggiori, ed un color con una sfumatura grigiastra, ben diverso da quello delle foglie del mirto. A partire dalla primavera inoltrata, fino all’autunno, la poligala produce innumerevoli boccioli di colore rosa-lilla, riuniti in corimbi all’apice dei rami.

 

10.

L’Oleandro è una pianta ornamentale mediterranea, un arbusto sempreverde con foglie affusolate e fiori coloratissimi.
Coltivato in vaso, l’oleandro regala fioriture dalla primavera inoltrata all’autunno. L’oleandro vive bene anche nelle nostre zone di montagna perché è una pianta robusta e resistente al caldo e al freddo, di facile coltivazione.
Oleandro in vaso: cure e consigli
Le piante di oleandro crescono bene in piena terra ma anche in vaso. Optare per la coltivazione in vaso dell’oleandro è un’ottima scelta specialmente nel bellunese, perché ci permette di mettere gli arbusti al riparo in un ambiente protetto quando sta per arrivare l’inverno e le temperature iniziano a scendere.
L’oleandro in vaso necessita un contenitore capiente: scegliamo un vaso ampio, adatto ad accogliere la crescita della pianta, capace di svilupparsi rapidamente in volume e altezza. Con le giuste cure, un oleandro in vaso può raggiungere anche i 2 metri d’altezza (che diventano 8 se coltivato in piena terra!). Il rinvaso di una pianta così sviluppata non è di certo un’operazione semplice. Ecco perché è meglio sistemare subito gli oleandri in vasi grandi e capienti.
Quando sistemiamo l’oleandro in vaso, usiamo un terriccio specifico per piante fiorite e un ammendante organico a base di Leonardite, che facilita la capacità di assorbimento delle radici e la crescita di nuovi germogli. Alla base del vaso è meglio mettere un po’ di argilla espansa che favorisce il drenaggio del terreno ed evita ristagni d’acqua che fanno marcire le radici.
L’oleandro ama la luce: la posizione ideale in cui sistemare il vaso è quindi in pieno sole, in un ambiente ben arieggiato e con temperature miti, anche se è capace di resistere – per breve tempo – al gelo ma anche al calore eccessivo.
Come per tutte le piante fiorite, il consiglio è di pulire subito gli oleandri dai fiori appassiti, che tolgono nutrimento alle nuove fioriture.

#E3

Stefano ha piantato delle lenticchie e questo è il risultato raggiunto in 5 giorni di germogliazione

#D1

Stefano mostra la sua arte realizzando questo disegno che rappresenta per lui il Manipulation Game

#G1

Stefano espone i punti fondamentali del videocorso ”MENTALITÀ FINANZIARIA E RENDITE AUTOMATICHE”di Daniele Penna sui vari aspetti finanziari importanti da conoscere.

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